Liberalizzazioni nei confronti degli avvocati, che dire? Mah!
Mi riservo di dire qualcosa di più e possibilmente di meglio quando avrò letto il testo effettivo del “decreto-liberalizzazioni” pubblicato in Gazzetta Ufficiale, testo del quale ancora non dispongo, essendo circolate in Internet almeno tre bozze diverse.
Per inciso: dalla prima bozza sembrava che il numero dei notai dovesse essere aumentato di 1.500 unità, nel decreto definitivo, salvo errore, questo numero si è ridotto a 500. Come direbbe Orwell, gli animali sono tutti uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri.
Detto questo: i miei colleghi di tutta Italia si stanno mobilitando per scioperi, occupazioni dei Tribunali, discorsi in occasone dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, e chi più ne ha, più ne metta.
Ma che cosa dice, in definitiva, di così scandaloso per noi avvocati questo decreto del Governo Monti?
Dice, innanzi tutto, che sono abrogate le tariffe delle professioni. Quindi, per quanto riguarda noi avvocati, le tariffe di cui al DM 8.4.2004 n. 127, sono abrogate. Mi vien da dire: da un governo di professori, mi aspettavo di meglio. Han fatto la solita legge all’italiana, che con l’intento di ovviare a un problema (ammesso che le tariffe forensi lo fossero, sul che ci sarebbe da discutere) ne ha creati degli altri. Per esempio, mi chiedo che cosa devo fare, oggi, per redigere un atto di precetto (indico solo la somma capitale? Per le spese successive indico un forfait, precisando che è stato previamente concordato per iscritto col cliente?) e come deve operare chi lavora per i soggetti aventi diritto al patrocinio a spese dello Stato.
Dice, in secondo luogo, che nel caso di liquidazione da parte di un organo giurisdizionale, il compenso è determinato con riferimento a parametri stabiliti con decreto del ministro vigilante. Ciò significa che dovremo attendere un ulteriore decreto attuativo che stabilisca questi nuovi parametri. Altra italianata. Ci si può chiedere che cosa faremo nell’interregno, anche se non credo di peccare di pessimismo se ipotizzo che i Giudici, per liquidare le spese legali a carico del soccombente, si baseranno ancora sulle vecchie tariffe, riducendole un po’…
Dice, ancora, il decreto, o meglio l’ultima bozza diffusa, che il compenso per le prestazioni professionali dev’essere pattuito per iscritto al momento del conferimento dell’incarico. Che bisogna rendere noto al cliente il grado di complessità dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell’incarico e indicare i dati della polizza assicurativa per i danni provocati (sic!) nell’esercizio dell’attività professionale. In ogni caso la misura del compenso dovrà essere adeguata all’importanza dell’opera e andrà pattuita in modo onnicomprensivo. E qui viene il bello. L’inottemperanza a queste disposizioni costituisce illecito disciplinare.
Allora, vediamo di ragionare e di non farci prendere dal nervosismo. Nervosismo peraltro giustificato, perché una legge così, anche per i motivi di cui sopra, mi sembra dettata più dall’emotività che dal raziocinio, buttata giù in fretta (“gatta frettolosa, diceva la mi’ nonna, fece gattini ciechi“) per accontentare Confindustria, la cui Presidente, un giorno sì e un giorno sì, è andata avanti per mesi a strillare “Liberalizzate, liberalizzate”. E diciamo pure che ci è andata ancora bene, perché io temevo che, essendo Confindustria l’ispiratrice (non fatemi dire “istigatrice”) di tutto ciò, il Governo avrebbe potuto prevedere l’esercizio della professione da parte dei legali interni delle aziende, cioè a costo zero per le aziende stesse. Diciamo quindi che un minimo di dignità a chi ha conseguito un’abilitazione professionale ed è iscritto ad un Albo è rimasta.
Mi permetto anche di esprimere il mio modestissimo pensiero sugli annunciati scioperi: l’uomo della strada (che non mette mai piede in Tribunale, ma vede molta TV e ascolta troppe chiacchiere) ormai s’è fatto l’idea che noi avvocati siamo una casta di privilegiati troppo cari, e così come plaude alla GdF che ha scoperto gli evasori fiscali a Cortina, è favorevole agli interventi del Governo diretti a colpire questa casta. Diciamo la verità, sono discorsi che tutti quanti abbiamo sentito in questi giorni al bar, dal giornalaio, dal parrucchiere, in tram o nella sala d’attesa di una stazione ferroviaria: “Eh, sì, è finita la pacchia! Questi avvocati così cari! Anche mio cugino, quando è andato dall’avvocato, ha speso un sacco di soldi! Adesso devono abbassare i prezzi!” Perciò a mio avviso lo sciopero potrebbe essere un boomerang ed essere avvertito come una reazione in difesa di (non precisati, ma tanto è lo stesso) privilegi di casta.
Forse è più opportuno che cogliamo le novità come un’opportunità, sull’esempio di ciò che da sempre avviene in America, dove è prassi consolidata la richiesta di un preventivo, che l’avvocato fornisce in maniera molto dettagliata.
Ho lavorato parecchio in collaborazione con studi legali americani: o perché il cliente italiano aveva bisogno di espletamento di attività legale negli Stati Uniti, o viceversa. Ebbene, sempre, al momento del conferimento dell’incarico veniva richiesta la sottoscrizione di un “attorney-client agreement” che circoscrivesse bene lo scopo e il contenuto dell’incarico e i relativi costi. Quando toccava a me, legale italiano, preparare un preventivo per un cliente americano, era sempre difficile, perché, lo ammetto, bisognava sempre procedere con criteri spannometrici, un occhio alla nostra tariffa per non contravvenire a norme deontologiche e un occhio alle esigenze del cliente U.S., che da buon pragmatico voleva andare dritto al sodo e non voleva sentir parlare dei bizantinismi delle leggi italiane. Viceversa, gli studi americani predisponevano dei preventivi bellissimi e con grande disinvoltura. Ho visto studi che fornivano brochure di presentazione dettagliatissime, in cui, per ciascun professionista, era indicato il curriculum vitae, comprensivo non solo dei titoli accademici, delle eventuali pubblicazioni e “lectures”, ma anche di dettagli quali stato civile, numero dei figli, eventuali hobbies, e dove era specificato che l’Avv. Tal dei Tali, senior partner, avrebbe prestato la sua opera per “tot” dollari l’ora, che il suo collaboratore Tizio, senior associate, avrebbe fatturato “tot” dollari l’ora, che nella gestione della pratica sarebbe stato coinvolto anche il giovane Caio, junior associate, per “tot” dollari l’ora e che il lavoro dello studio – paralegals e segretarie – sarebbe costato “tot” dollari l’ora; quanto alle spese, si specificava quali sarebbero state accollate al cliente e quali no (ricordo grandi risate per un contratto di una notissima “Firm” internazionale che esplicitava l’esclusione dei costi per limousines, ma forse c’era ben poco da ridere, anzi, meglio così per evitare brutte sorprese). Questo faceva sì che si generasse un rapporto molto chiaro, onesto e trasparente tra cliente e professionista.
Ecco, forse è il caso che assumiamo questa buona abitudine, di chiarire, da subito, col cliente – anche senza tanti fronzoli, pattuendo un forfait – che cosa andrà a spendere. Certo, agli inizi sarà un po’ difficile, sappiamo bene che ogni causa è un’alea, che molte possono essere le opzioni, che magari, alla luce delle difese avversarie o delle prove espletate, sorgerà la necessità di transigere la causa e non si dovrà stendere la comparsa conclusionale, ma forse val la pena di fare un po’ di fatica all’inizio e ottenere però la firma del cliente sul preventivo, che ci consentirà poi, nel disgraziatissimo caso che questi non voglia pagare, una più efficace e immediata azione di recupero.
Ohibò, mi avvedo che anche una zitella brontolona come me è riuscita a vedere il bicchiere mezzo pieno: avrò la febbre?